«Annali di architettura», n. 31, 2019

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Sophie Elaine Wolf Francesco di Giorgio e gli “autentici libri” 1. Codicep. 107.

Agli albori del trattato architettonico moderno uno dei massimi esponenti in materia, Francesco di Giorgio, avvertì il lettore della sua operetta che molte cose aveva “tratte di più autentici libri”. Troviamo infatti citati autori come Aristotele, Plinio il Vecchio e – naturalmente – Vitruvio. L’impronta di quest’ultimo sulla teoria di Francesco è stata a lungo discussa. Ancora da indagare è invece l’influsso della letteratura classica e moderna, fatto sorprendente considerata ad esempio l’attenzione riscossa dal De re aedificatoria di Alberti nei primi anni 1480, che non poté non toccare anche Francesco. Grazie alla sua attività per Federico da Montefeltro, Francesco ebbe a disposizione tutti i mezzi desiderabili per lo studio della letteratura scientifico-architettonica. La mancanza di una propria collezione di libri – non ne rimane traccia – venne colmata dalla biblioteca ducale nella cui frequentazione era affiancato dagli umanisti di corte. Tra i tesori disponibili vi si trovavano anche il De re aedificatoria in una copia manoscritta (1483) e la Naturalis historia (del 1440). Il contributo, che è un primo passo verso uno studio completo delle fonti che ispirarono Francesco di Giorgio, mette in dubbio la sua presunta dipendenza da Vitruvio e propone di interpretare il trattato di Francesco come il frutto di un dettagliato percorso di studi sulla letteratura scientifico-architettonica. In particolare, guarda alle frequenti tracce dell’opera pliniana e al rapporto – meno evidente – con il capolavoro albertiano.