«Annali di architettura», n. 31, 2019

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Donata Battilotti Un Vitruvio di Cesariano con annotazioni cinquecentesche nella biblioteca di Raimondo D’Aroncop. 111.

Nella Biblioteca civica “Vincenzo Joppi” di Udine è conservata una copia della prima traduzione commentata in lingua volgare del trattato vitrucomplesviano a opera di Cesare Cesariano, stampata nel 1521 a Como. L’esemplare udinese riveste un doppio interesse. Le sue pagine, così come una buona parte delle illustrazioni, sono infatti fittamente postillate da mani diverse, tutte cinquecentesche, come se il libro fosse passato di mano in mano, rivelando una tipologia di lettori colti e attenti che, pur non connotandosi per specifici o esclusivi interessi architettonici, ambivano ad appropriarsi del vocabolario formale degli ordini. Il secondo motivo d’interesse risiede nell’ultimo proprietario del volume, l’architetto friulano Raimondo D’Aronco (1857-1932), esponente di rilievo dell’architettura italiana, e non solo, tra XIX e XX secolo, tra Eclettismo e Liberty, attivo per diversi anni anche in Turchia dove ha lasciato alcune tra le sue opere più pregevoli. Come testimonia la sua biblioteca donata al Comune di Udine, e per sua stessa ammissione, D’Aronco riteneva ancora indispensabili per la formazione dell’architetto i “trattati di costruzione dei commentatori di Vitruvio” e degli altri trattatisti rinascimentali. La princeps del 1521, il cui ostico e farraginoso commento di Cesariano esclude un uso a scopo di studio, doveva quindi assumere per lui un particolare valore simbolico.