«Annali di architettura», n. 31, 2019

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Caterina Cardamone Josef Frank lettore del De re aedificatoriap. 167.

Nel 1910, Josef Frank (1885-1967) discute alla Technische Hochschule viennese una tesi di dottorato sui progetti originari degli edifici sacri albertiani: le venti ricostruzioni grafiche sono accompagnate da un testo nel quale Frank fornisce un’originale interpretazione dell’opera di Leon Battista Alberti. Per Frank, la lettura del De re aedificatoria, legata alla stesura della tesi, non si riduce tuttavia a un esercizio accademico di gioventù. Durante tutta la sua carriera Frank, personaggio chiave nell’architettura austriaca del Novecento, riflette coerentemente sull’opera di Alberti come ineguagliabile espressione di un funzionalismo sensibile e di una modernità insuperata incentrata sull’uomo come “intenzione imperfetta della natura” (1931). Il De re aedificatoria costituisce per Frank un potente filtro nella critica al Neues Bauen già dalla fine degli anni Venti. Le categorie di varietas, Annehmlichkeit e mediocritas forniscono un’alternativa autorevole ai diktat estetici e teorici del moderno germanico.
Sulla base di un’analisi dei passaggi di scritti editi e inediti di Frank che testimoniano una profonda conoscenza dei trattati albertiani, spesso non esplicitata, viene qui discusso l’uso strumentale di argomenti albertiani nel contesto della critica al moderno. Accanto a sorprendenti citazioni letterali, infatti, Frank piega gli argomenti albertiani a una sua peculiare lettura del moderno, sottoponendoli a interessanti adattamenti e omissioni. In questo senso, ulteriori elementi per contestualizzare l’originalità della lettura proposta da Frank provengono dalla prima traduzione tedesca del De re aedificatoria, prodotta da Max Theuer nello stesso contesto culturale della Technische Hochschule viennese, e successiva solo di alcuni mesi alla tesi di Frank.