«Annali di architettura», n. 15, 2003

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Renato Cevese Incongruenze nel teatro Olimpicopp. 179 - 182.

Ho creduto opportuno fare una “lettura” puntuale delle varie parti di cui il teatro Olimpico si compone. Un esame attento – condotto con intransigente rigore, non distorto dai facili entusiasmi che paiono d’obbligo – porta a constatare fratture nei nessi compositivi, sproporzioni anche gravi, specie tra parti strettamente congiunte che risultano sostanzialmente irrelative: incoerenze formali, pur prescindendo dall’intervento di Vincenzo Scamozzi non certo limitato alle scene fisse, le quali sono la prova della straordinaria abilità dell’architetto che ha creato stupefacenti illusioni prospettiche, suscitatrici dell’ammirazione entusiastica del visitatore. Quanto rilevato è conseguenza della limitatezza dell’area sulla quale l’edificio fu costruito e della conseguente esiguità della sua cubatura, ma soprattutto della non presenza di Andrea Palladio, morto poco dopo l’ avvio della realizzazione dell’opera.