«Annali di architettura», n. 25, 2013

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Fernando Rigon Forte Il “paradigma” della villa veneta: la tavola di frontespizio dell’edizione veneziana del 1495 del De Agricoltura di Pietro de Crescenzipp. 47 - 60.

Dal V secolo non veniva scritto un trattato di agricoltura, dopo i grandi classici da Varrone a Columella. L’opera di de Crescenzi, scritta a villa dell’Olmo vicino a Bologna, ebbe subito enorme successo e se ne fecero copie manoscritte anche miniate. Nel 1471 ad Augsburg fu pubblicata la prima copia a stampa; seguirono edizioni a Firenze (1478), Vicenza (1490) e Venezia (1495). La prima edizione veneziana e la ristampa del 1504 portano il frontespizio xilografico con l’immagine di una villa ideale. Essa si discosta dalla descrizione del Crescenzio, attualizzandola e conformandola alla nuova realtà veneta e alla sua “civiltà” di campagna, quali erano maturate nel corso del secolo precedente. L’articolo analizza le componenti di questo complesso, in bilico tra architettura castellana medievale e organismo “moderno”, attrezzato per la conduzione di un fondo agricolo: dalla torre di vedetta evoluta in pacifica colombara ai broli e orti con vigneti, frutteti, alveari, dalla residenza merlata per ragioni di prestigio del casato, e non per utilità difensive, fino ai magazzini e allo spazio protetto della corte, un ritaglio urbanizzato nella vastità della campagna. Ma il nucleo generatore, in ogni senso, è costituito dalla coppia di dama residente e cavaliere errante, binomio emblematico del passaggio da una dimensione cortese gotica a una prospettiva rinascimentale in cui è la pace a garantire la prosperità e l’abbondanza attraverso l’agricoltura. L’accesso a questa nuova accezione di “civiltà” e a questo inedito modello di vita è suggellato dall’Annuciazione affrescata sul portone d’ingresso alla corte: un esplicito rimando alla data del 25 marzo, natale di Venezia e inizio di una nuova era di salvazione in un contesto primaverile di rinascita della natura.