«Annali di architettura», n. 29, 2017

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Werner Oechslin Gli Architecture et Perspective Rudimenta di Martin Waldseemüller aggiunti nel 1508 all’enciclopedia di Gregor Reischpp. 7 - 28.

La disciplina dell’architettura, naturalmente, è da sempre contemplata dalla letteratura che tratta dei saperi. Nel De expetendis et fugiendis rebus (1501) di Giorgio Valla essa è integrata alla parte sull’economia, cosa che si spiega facilmente in base al testo (pseudo-)aristotelico sull’economia e ai suoi commenti, specialmente quello di Jacques Lefèvre d’Etaples. Trova un proprio spazio nel Panepistemon di Poliziano e, prima ancora di Fra Giocondo, sarà integrata nelle edizioni di Vitruvio. È anche il caso della prestigiosa enciclopedia edita con il titolo di Margarita Philosophica da Gregor Reisch. Il suo discepolo e famoso cartografo Martin Waldseemüller è responsabile di un Architecture et Perspective Rudimenta aggiunta per la prima volta all’edizione pubblicata da Johannes Grüninger a Strasburgo nel 1508. Essa contiene parti del De Artificiale Perspectiva di Jean Pélerin, per cui nella letteratura francofila, noncurante del fatto che egli avesse trasformato il testo sulla pratica di Pélerin in un trattato matematico-scientifico distinguendo fra “scenografia” (appartenente all’architettura) e “perspectiva positiva”, Waldseemüller fu giudicato un “plagiaire”. Tale contesto è descritto nella dedica di Waldseemüller al suo collega Matthias Ringmann (egli stesso “in Mathematicis pulchre eruditus” e studente di Lefèvre a Parigi), coautore della famosa mappa terrestre (1507) su cui appare per la prima volta la denominazione “America”. Il breve testo introduttivo che Waldseemüller dedica all’architettura nella Margarita Philosophica del 1508 – quasi inosservato fino ad oggi – si presenta come uno dei primi scritti sistematici sull’architettura. Il suo interesse sta in particolare nella originale discussione delle “species distributionis” di Vitruvio, prima di Fra Giocondo (1511) e con largo anticipo rispetto alle edizioni moderne (Barbaro/Palladio 1556). Waldseemüller non si riferisce direttamente a Vitruvio ma – da cartografo – cita gli astrologi per illustrare la “forma linealis” astratta della pianta. Distingue quindi il carattere geometrico-astratto (“absolute formaliter”) dell’ichnographia dall’orthographia che invece tratta l’oggetto “formaliter et materialiter”. Letto in questo modo, Waldseemüller è più vicino a Vitruvio (che parla anche dell’“imago” dell’alzato) e soprattutto alle tradizioni gotiche del disegno architettonico dove spesso, tra linee diritte, compaiono elementi scultorei. Il testo di Waldseemüller si presenta quindi di grande interesse per la nostra conoscenza dello sviluppo del disegno architettonico e della sua tassonomia.