«Annali di architettura», n. 29, 2017

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Francesco Benelli Antonio da Sangallo il Giovane, Palladio, il tempio pseudodiptero vitruviano e il frontespizio di Montecavallopp. 117 - 126.

Questo saggio si propone di esaminare i punti di contatto e le differenze fra le fonti e i metodi con cui Antonio da Sangallo il Giovane e Andrea Palladio hanno studiato il cosiddetto frontespizio di Nerone, una rovina antica sul colle Quirinale della quale poco o nulla era rimasto. La mancanza di elementi visibili ha fatto sì che entrambi gli architetti abbiano usato altre informazioni oltre a quelle scarse reperibili in loco: Antonio realizza una serie di disegni e scrive alcune postille critiche su una sua edizione del De architectura, in cui ricostruisce il tempio partendo da piante e prospetti eseguiti dallo zio Giuliano, che tuttavia davano un’idea errata dell’edificio e della sua funzione. A ciò Antonio integra una lettura creativa del passo vitruviano del tempio pseudodiptero, tipologia che associa sia a questa rovina sia al portico del Pantheon. Essa è poi combinata a un attento rilievo interpretativo di quelle fondazioni che ancora erano riscontrabili. Il risultato è molto meno ambizioso di quello dello zio ma più attinente al vero. Palladio invece si è avvalso, oltre che di Vitruvio, anche di altre fonti scritte, fra cui le pagine a stampa del Terzo libro sulle Antichità di Sebastiano Serlio che unisce a un’analisi del sito, ai suoi tempi ancora più spoglio di quello che trovò Antonio. Palladio raggiunge le stesse conclusioni di Antonio, considerando il frontespizio come un tempio “falso alato”, cioè uno pseudodiptero, restituendone la parete frontale sotto al portico uguale a quella del Pantheon. I due architetti, analizzando il sito probabilmente in periodi diversi, raggiungono quindi la stessa conclusione su una questione puramente vitruviana, aprendo all’ipotesi di un reciproco confronto teorico oppure di una conoscenza diretta da parte di Palladio del materiale grafico e dei libri annotati di Antonio – in particolare delle sue edizioni del De architectura – attraverso Giovanni Battista da Sangallo. Nell’affrontare i disegni RIBA di Palladio relativi a questo tempio, il saggio offre anche uno spaccato sui suoi metodi e processi della tecnica di disegno e delle sue capacità interpretative delle fonti, tra filologia e interpretazione.