44° Corso sull’archiettura palladiana
Palladio e le parole. Il racconto dell’architettura dal Cinquecento al Novecento

Vicenza. 11 - 21 settembre 2002
a cura di Andreas Beyer e Christof Thoenes

Il rapporto fra architettura e parola scritta è da sempre uno dei nodi cruciali non solo nella storia dell’arte, ma anche nella pratica architettonica. Già Vitruvio, nel suo De Architectura, ricorda l’uso degli architetti greci di commentare le proprie opere attraverso le pagine di un libro, che ne illustrasse tematiche e contenuti. Alla metà del Quattrocento, Leon Battista Alberti parla di architettura nel proprio trattato De Re Aedificatoria (probabilmente – con quello di Vitruvio – il più influente testo sull’architettura del mondo occidentale) esclusivamente attraverso le parole, escludendo ogni apparato illustrativo. Del resto la grande “rivoluzione palladiana”, che cambiò il volto dell’Europa fra Seicento e Settecento, è dovuta più ai testi e ai disegni raccolti nei Quattro Libri dell’Architettura (il trattato edito da Palladio a Venezia nel 1570) piuttosto che alla reale esperienza fisica delle opere del grande architetto. Disegno e parola si intrecciano quindi strettamente, e non solo nell’architettura del passato: mai come oggi è attraverso libri, riviste e CD Rom che l’architettura viene comunicata e filtrata, con linguaggi in costante evoluzione legati all’uso dei multimedia e delle nuove tecnologie digitali.

Al tempo stesso, da sempre l’architettura è stata soggetto di scrittura, e non solamente fondale inerte delle azioni degli uomini ma palcoscenico che interagisce con le azioni e gli stati d’animo dei personaggi. La letteratura pone quindi con forza il tema di estremo interesse della descrizione dell’architettura, in alcuni casi come genere autonomo (l’ekfrasi di Plinio il Giovane sul tema della villa, ad esempio) altre volte come parte determinante della narrazione (come in Goethe, in Borges o in Thomas Hardy, architetto di formazione). Inevitabilmente poi il cinema ha dedicato particolare attenzione all’architettura, dalla palladiana villa Godi nel Senso di Visconti, alle ossessioni barocche di Peter Greenaway.

L’edizione 2002 del corso palladiano conferma la formula dei sopralluoghi a pressoché tutte le principali opere di Andrea Palladio a Vicenza e Venezia e alle ville, di fronte alle quali – quando possibile – saranno lette le descrizioni di viaggiatori e scrittori, con le quali si chiederà ai partecipanti di misurarsi.

Curatori del corso sono Andreas Beyer (Rheinisch-Westfälische Technische Hochschule Aachen) e Christof Thoenes (Bibliotheca Hertziana); i relatori sono docenti e specialisti di fama internazionale nel campo della storia della letteratura e dell’architettura.