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Annali di Architettura 36/2024

Francesco Benelli
“Eis pulcrius et utilius et honorabilius pro comuni Florentie”. Un caso precoce di moderna critica dell’architettura nel cantiere trecentesco del duomo di Firenze
pp. 23‐32.

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Il saggio esamina la critica architettonica impiegata durante la costruzione del duomo di Firenze negli anni Sessanta del XIV secolo. Lo scopo è di mettere in luce come le commissioni dell’Opera del Duomo utilizzassero sempre più spesso criteri teorici per valutare i progetti architettonici, allontanandosi dal precedente affidamento all’esperienza costruttiva e ai modelli locali consolidati. In particolare, il testo descrive in dettaglio una specifica delibera del 1366 in cui i criteri per giudicare i progetti di un concorso teso a decidere come proseguire la costruzione erano esplicitamente indicati come “pulcrius, utilius, et sichuro”, ovvero bellezza, utilità e stabilità. L’autore sostiene che questa vicenda abbia segnato uno dei primi esempi di critica architettonica moderna, poiché questi termini latini rispecchiano direttamente i principi di venustas, utilitas e firmitas, enunciati nel trattato antico romano De architectura di Vitruvio. La rilevanza di questa vicenda consiste nella constatazione che la critica e teoria architettonica fiorentina, già nel tardo periodo gotico, considerava categorie tratte direttamente dal trattato antico o indirettamente attraverso testi di compendio come lo Speculum doctrinale di Vincenzo di Beauvais che ne contenevano delle parti.
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