it

The magazine of the Centro

Annali di Architettura 36/2024

Greta Faraone
Il cosiddetto “portico di Pompeo” nei disegni di Antonio da Sangallo il Giovane e Baldassarre Peruzzi
pp. 49‐64.

< previous     next >   |   index
Nel rione Sant’Angelo a Roma, alcuni resti di difficile identificazione in via di Santa Maria de’ Calderari vengono riconosciuti sin dal Quattrocento come il “portico di Pompeo”. Tale denominazione impropria alimenta l’interesse di architetti e disegnatori del primo Cinquecento. Tra le rappresentazioni più significative si collocano i disegni di Antonio da Sangallo il Giovane (GDSU 1138 Ar-v) e Baldassarre Peruzzi (GDSU 484 Ar).
Sangallo effettua un rilievo complesso in un contesto urbano stratificato, cercando di ricostruire l’estensione del rudere tramite osservazioni dirette, misurazioni e calcoli. L’architetto individua un fronte di quattordici campate e ne analizza in dettaglio le caratteristiche architettoniche, ma si arresta davanti all’impossibilità di verificare con certezza l’impianto originario, limitandosi a schizzi analitici e parziali.
Peruzzi, invece, propone una pianta simmetrica a cinque navate e tredici campate, ricostruendo idealmente l’edificio su base modulare. Pur utilizzando misure analoghe a quelle di Sangallo, Peruzzi interpreta i dati in chiave progettuale, integrando lacune e proponendo una visione compositiva coerente ma ipotetica.
Il confronto tra i due fogli rivela approcci profondamente diversi: Sangallo adotta un metodo empirico e filologico, fondato sull’aderenza al dato materiale; Peruzzi, al contrario, privilegia un’elaborazione ricostruttiva ispirata a criteri di simmetria e verosimiglianza formale.
Il caso del cosiddetto “portico di Pompeo” diventa così emblematico delle differenti modalità con cui gli architetti del primo Cinquecento si confrontano con l’antico: da un lato il rilievo come strumento di conoscenza; dall’altro il disegno come mezzo per colmare l’assenza del reale attraverso l’invenzione progettuale.
^