Mamma Roma
Visioni di Roma Antica con Piranesi e Pasolini

9 febbraio - 18 maggio 2014, prorogata fino al 5 ottobre

Piranesi e Pasolini

 

«Io sono una forza del passato / solo nella tradizione è il mio amore...» recita Orson Welles (leggendo una poesia dello stesso Pasolini) ne La ricotta, il film girato tra la via Appia Nuova e la via Appia Antica nell’autunno del 1963.

È una disperata dichiarazione di poetica, il sentirsi estraneo ad un futuro che le premesse descrivono come un deserto culturale. I resti romani antichi fra i quali si muovono gli attori nel film Mamma Roma (1962), non sono più i secolari oggetti di studio e ammirazione su cui costruire un mondo nuovo. Sono rovine ormai irriconoscibili, scarnificate, mute, quasi fenomeni naturali, soffocate dall’avanzare delle borgate senza qualità e senza memoria.

«Mostruoso è chi è nato / dalle viscere di una donna morta. / E io, feto adulto, mi aggiro / più moderno di ogni moderno / a cercare i fratelli che non sono più» continua a recitare Orson Welles-Pasolini. Il peso della tradizione, ma anche l’urgenza di operare sul presente, oggi. «Bisogna strappare ai Tradizionalisti il monopolio della tradizione» dirà il regista in una intervista del 1962. 

 

Occorre pazienza per camminare nella Roma di Piranesi, una città senza confini come le megalopoli di oggi. Archeologia, mito e invenzione si intrecciano. In basso a sinistra si riconosce il Pantheon, ma è circondato da un inventato Stagnum Agrippae. Piazza Navona è tangente ad un enorme recinto circolare. La meridiana di Augusto è una immensa ascia bipenne. La naumachia di Domiziano si arrotola su se stessa come un serpente addormentato.

Piranesi rappresenta solo una parte di Roma, il Campo Marzio, descritto da una antica fonte letteraria, la Geografia di Strabone, come un’area di strutture per lo sport e di edifici sontuosissimi: tre teatri, un anfiteatro, templi, mausolei, basiliche, giardini. Sulla base del testo letterario e dei resti archeologici, Piranesi reinventa la struttura sulle tracce della memoria: un collage di episodi, monumenti, ricordi.

All’ordito della città storica, Piranesi sovrappone una trama di sua creazione, che parla però la stessa lingua e crea una città analoga. Ne nasce una mappa d’invenzione su cui rifletterà a lungo Manfredo Tafuri e che avrà un grande influsso su un architetto come Aldo Rossi.