Carlo Scarpa nella fotografia
racconti di architetture (1950-2004)

Vicenza, palazzo Barbarano. 24 settembre 2004 - 9 gennaio 2005

Sezione III. Memoriæ e Causa

Carlo Scarpa cura personalmente il volume Memoriae Causa a conclusione dei lavori alla Tomba Brion. Non utilizza immagini di celebri fotografi, ma si affida a due allievi, Guido Pietropoli e Enrico Renai, che hanno interiorizzato lo sguardo del maestro.

Scarpa fa stampare le fotografie su carta uso mano e contrastare molto le immagini, accentuando la profondità dei neri: in questo modo le immagini perdono di nitidezza, ma per contro si avvicinano all'effetto di una acquaforte. Scarpa attenua così la specificità del mezzo fotografico, che è quello di registrare il reale: l'effetto è evidente nella prima fotografia che restituisce i due cerchi d'ingresso, "bruciata" sino a far quasi scomparire il muro di fondo inquadrato fra i cerchi.

Una volta attenuata la loro oggettività, e amplificato il loro carattere grafico, le fotografie diventano ancillari all'architettura, una sorta di disegno fotografico, e in diversi casi Scarpa "taglia" l'inquadratura per isolare l'elemento compositivo che più gli interessa.

Questo percorso a ritroso, dall'immagine fotografica al disegno, va probabilmente collegato all'aspirazione scarpiana di non considerare mai definitivamente concluso il proprio lavoro, e di poter continuare nella elaborazione della forma.