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Giuseppe Terragni per Margherita Sarfatti

Vicenza, palazzo Barbarano. 26 giugno 2004 - 9 gennaio 2005

A Vicenza una mostra internazionale presenta i capolavori del monumentalismo
“anti-monumentale” dell’architettura moderna nel Novecento


Nel 1934 Giuseppe Terragni realizza uno ieratico monumento sui prati dell’altipiano di Asiago, dove era stato rinvenuto il corpo di Roberto Sarfatti – il primogenito della famosa Margherita – caduto al fronte nel 1918, durante il primo conflitto mondiale. Per la protagonista del dibattito artistico e architettonico degli Anni venti e primi Anni trenta, Terragni progetta un memoriale che ancora oggi ci stupisce per la sua modernità: una “monumentalità senza stile” che riflette sulle forme primigenie dell’architettura e delinea un nuovo genere di retorica della commemorazione, con un uso dei materiali – soprattutto marmo e pietra – ricco di significati simbolici ed evocativi.

Il nascente Movimento Moderno, guidato da figure quali Le Corbusier e Gropius, e sostenuto in Italia da personalità come Margherita Sarfatti, aveva lanciato un attacco frontale alle forme tradizionali del monumentalismo e dell’architettura commemorativa che si basavano su materiali tradizionali e sull’imitazione degli stili storici. Eppure fu proprio questa nuova generazione di architetti a essere chiamata a ricercare nuovi modi per celebrare il passato, soprattutto quello recente della prima guerra mondiale, e il supposto radioso futuro dei regimi totalitari che si andavano affermando in Germania, Italia e Unione Sovietica.
Da tale apparente contraddizione nascerà un moderno monumentalismo, che nelle opere di Giuseppe Terragni raggiunge vertici di prima grandezza. I suoi monumenti e memoriali “anti-monumentali” rimandano a un vocabolario primordiale di monoliti, cubi e scale, e sono fra i capolavori dell’architettura del Novecento: dal monumento ai Caduti a Erba (1926) al monumento futurista-razionalista Sant’Elia a Como (1930), fino al progetto del monumento alla Divina Commedia, il Danteum, realizzato con Pietro Lingeri (1938), ma la nuova concezione di monumentalità pervade anche edifici come il Novocomum (1928) e la Casa del Fascio di Como (1934).

A partire dal progetto di Terragni per il monumento Sarfatti, la mostra presenta circa 100 opere originali, fra modelli, quadri, sculture, disegni, stampe e libri, provenienti da collezioni pubbliche e private. La figura di Margherita Sarfatti come esponente chiave del Movimento Moderno in architettura sarà presentata con opere che documentano i suoi legami con i futuristi comaschi (come un disegno di Sant’Elia, raramente presentato al pubblico, e uno splendido ritratto di sua figlia Fiammetta di Umberto Boccioni); dipinti di artisti del gruppo Novecento quali Mario Sironi, Achille Funi e lo stesso Terragni; materiali d’archivio riguardanti le sue attività di promotrice del Razionalismo architettonico e il suo incarico per il monumento al figlio Roberto. Disegni originali, schizzi e plastici presenteranno i monumenti che Terragni progettò nell’arco della sua carriera, insieme agli aspetti “immateriai” e “materiali” della nuova sua nuova concezione di monumentalità. Le forme archetipiche del monumento Sarfatti e degli altri monumenti – cubo, monolite, scala, croce – saranno esaminate in rapporto ai loro riferimenti all’intera architettura dello stesso Terragni e a una più ampia costellazione di monumenti moderni di architetti da Loos a Gropius, da Lingeri a Mies, da Aldo Rossi a Carlo Scarpa.

Negli Anni venti del Novecento Adolf Loos diceva che l’architettura può essere arte solo nella tomba e nel monumento. Tale affermazione oggi appare messa in crisi da edifici – come la Grande Arche di Parigi o il Guggenheim Museum a Bilbao – concepiti come oggetti autonomi, sostanzialmente indifferenti alle funzioni e al contesto: veri e propri monumenti a se stessi. In questo senso una riflessione sul monumentalismo dell’architettura del secolo appena trascorso è particolarmente attuale.

La mostra è curata da Jeffrey T. Schnapp, direttore dello Stanford Humanities Laboratory di Stanford University (California, USA), autorità riconosciuta nel campo della cultura letteraria e artistica italiana del XX secolo, curatore degli scritti teatrali di Filippo Tommaso Marinetti (Mondadori 2004) e di 18 BL. Mussolini e l'opera d'arte di massa (Garzanti 1996), Gaetano Ciocca. Costruttore, inventore, agricoltore, scrittore (Skira 2000), Vedette fiumane. L'occupazione vista e vissuta da Madeleine Witherspoon Dent Gori-Montanelli (Marsilio 2000), Anno X. La Mostra della Rivoluzione fascista del 1932 (IEP Internazionale 2003).
Il catalogo, edito da Marsilio, presenta contributi di Ilaria Abbondandolo, Marco De Michelis, Kurt W. Forster, Almut Goldhahn, Reinhart Kosellek, Massimo Martignoni, Maddalena Scimemi, Marina Sommella, Elisabetta Terragni, Vitale Zanchettin.