Villa Godi

Lonedo, Lugo Vicentino (VI)
Altro nome
Villa Godi, Porto, Piovene, Valmarana, Malinverni, Immobiliare Laguna Veneta
Progetto
1537
Costruzione
1539 - 1557
Stato di realizzazione
Esistente
Indirizzo
Via Palladio, 44, Lonedo, Lugo Vicentino (VI)
Artisti
  • Battista del Moro: pittore
  • Gualtiero Padovano: pittore
  • Palladio, Andrea: architetto/progettista
  • Zelotti, Battista: pittore
Committenti
  • Godi, Girolamo
Tipologia
  • Abitazioni/Ville
Ordini architettonici
  • Dorico
Parti del complesso
  • Ali
  • Barchesse rettilinee
  • Corpo dominicale
  • Cortile
  • Esedra
  • Giardino
  • Portale di accesso al complesso
  • Pozzo
  • Stalle
Il progetto palladiano di una villa per i fratelli Girolamo, Pietro e Marcantonio Godi a Lonedo iniziò nel 1537 per concludersi nel 1542. Con ogni probabilità non si trattò di un incarico autonomo, ma piuttosto di una commissione ottenuta dalla bottega di Gerolamo Pittoni e Giacomo da Porlezza, all’interno della quale il giovane Andrea rivestiva il ruolo di specialista per l’architettura. In realtà i lavori di ristrutturazione della tenuta di famiglia cominciarono già nel 1533, per volontà del padre Enrico Antonio Godi, con la costruzione di una barchessa dorica nel cortile di sinistra.
Prima opera certa di Andrea, che ne dichiara la paternità nei Quattro Libri, villa Godi segna la tappa iniziale del tentativo di costruire una nuova tipologia di residenza in campagna, dove è evidente la volontà di intrecciare temi derivanti dalla tradizione costruttiva locale con le nuove conoscenze che Palladio stava via via acquisendo grazie all’aiuto del Trissino.
L’esito è quello di un edificio severo, in cui è bandito ogni preziosismo decorativo tipico della tradizione quattrocentesca. Chiaramente simmetrico, l’edificio è impostato su una netta definizione dei volumi, ottenuta arretrando la parte centrale della facciata, aperta da tre arcate in una loggia. La stessa forte simmetria organizza la planimetria dell’edificio, impostata lungo l’asse centrale costituito da loggia e salone, al quale si affiancano gerarchicamente due appartamenti di quattro sale ciascuno.
A partire dalla fine degli anni ’40 ha inizio la campagna decorativa degli interni, dovuta in un primo momento a Gualtiero Padovano, che affresca la loggia e l’ala destra dell’edificio, e successivamente (primi anni ’60) a Battista Zelotti, che interviene nel salone e nelle sale dell’ala sinistra, e a Battista del Moro, cui si deve l’ultima stanza antistante la loggia. Contemporaneamente alla campagna decorativa, Palladio interviene nuovamente sul corpo dell’edificio, modificando l’apertura posteriore del salone e realizzando il giardino retrostante a emiciclo e la splendida vera da pozzo.