«Annali di architettura», n. 1, 1989

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Sylvie Deswarte-Rosa Les gravures de monuments antiques d’Antonio Salamanca, à l’origine du “Speculum Romanae Magnificentiae”pp. 47 - 62.

Il vero iniziatore dello Speculum Romanae Magnigicentiae non è Antonio Lafreri, ma l’editore Antonio Salamanca (Milano, 1500 c. - Roma, 1562), suo predecessore e futuro socio, negli anni 1536-40. A lui risale l’iniziativa di promuovere la realizzazione di grandi incisioni dei principali monumenti antichi di Roma, dando così l’avvio alla collana secondo uno stile di rappresentazione a cui resteranno fedeli Lafreri e i suoi successori fino al XVIII secolo.Dopo il Sacco di Roma, impiegando disegnatori e incisori per la creazione di nuove stampe, Salamanca divenne uno dei grandi committenti della città. Accanto agli incisori Agostino Veneziano e Girolamo Fagiuoli, egli ricorse nel 1538 a Domenico Giuntalodi, pittore originario di Prato, futuro architetto di D. Ferrante Gonzaga, per il disegno delle sue prime grandi incisioni di monumenti antichi, ricostruiti e visti in prospettiva: quelle del Colosseo, del Pantheon e della porta Maggiore. È dunque a Domenico Giuntalodi, in accordo con Antonio Salamanca, che si può attribuire l’introduzione, per questo tipo di tavole incise dei monumenti antichi, di un modo di rappresentazione che, ereditata da tutta una tradizione di disegno d’architettura, sarà destinata a conoscere un lungo seguito: veduta in prospettiva sottolineata dall’inclusione di un pavimento geometrico, con sezione e pianta disegnati alla base. Il sistema di rappresentazione instaurato nelle incisioni di Salamanca nel 1538 si imporrà definitivamente per questo tipo di stampe di monumenti antichi.