«Annali di architettura», n. 28, 2016

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Marcello Schirru Il convento della Beata Vergine del Carmelo a Oristanopp. 109 - 124.

Tra le architetture settecentesche della Sardegna, il convento della Beata Vergine del Carmelo di Oristano occupa un ruolo di primo piano. Disegnato nel 1776 dall’architetto piemontese Giuseppe Viana su incarico di don Damiano Nurra Concas marchese d’Arcais, il complesso ecclesiastico risente dell’influenza dei modelli colti dell’estetica rococò sabauda. Il feudatario oristanese intende erigere un tempio sontuoso: un vero e proprio pantheon per sé e per il suo casato. Nel progetto della residenza carmelitana, Viana dimostra di conoscere approfonditamente il dibattito architettonico internazionale, riversando nel prestigioso incarico le sue ambizioni professionali e una fertile libertà creativa. Dai richiami a Juvarra, Vittone e Plantery, ai legami con Benedetto Alfieri e i suoi stretti collaboratori, il convento oristanese del Carmine rivela un articolato orizzonte di suggestioni, attorno al quale si dipana una fabbrica notevole per l’architettura settecentesca della Sardegna, e non solo. Nelle fasi preliminari del progetto, Damiano Nurra deve fronteggiare diversi ostacoli, cui l’aristocratico risponde con opportuni mezzi e idee, forte del sostegno monarchico e dell’élite cittadina, della quale rappresenta uno dei massimi esponenti. Il rapporto personale con Giuseppe Viana, cui affida anche il disegno della sua residenza signorile, è uno dei felici sodalizi tra la committenza sarda e i progettisti piemontesi attivi nella regione.