«Annali di architettura», n. 29, 2017

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Federico Bellini Gli edifici cupolati in Sangallo e Palladio: tipi antichi e usi modernipp. 143 - 154.

Gli edifici cupolati obbligano i maestri rinascimentali a misurare il rapporto tra modernità e antico in tema di simbolicità religiose, usi sociali, pratiche costruttive. Sangallo e Palladio assumono entrambi la cupola come strumento evocativo dell’antichità, ma in modi e misure distinti, spesso antitetici, che testimoniano le loro diverse accezioni dell’antico nella cultura moderna. In Sangallo la cupola è il cardine d’un proliferare concatenato di volumi e strutture, in una varietas tipologica pressoché illimitata, e tuttavia sempre attenta alle funzioni moderne delle architetture. Costruttivamente, Antonio assume la massività imperiale come un carattere identificativo dell’antico, sino al parossismo strutturale: una statica che si fa eloquenza antiquaria, quasi visceralmente.
Al contrario Palladio è selettivo, mira allo stereotipo sia per forma che per struttura. Poco interessato al fluido continuum della scuola bramantesca, adotta a fulcro dei suoi impianti una volta isolata, o una sequenza distinta di cellule voltate, come nel Redentore. Palladio usa di rado la cupola, che è sempre semisferica; le preferisce la volta a crociera isolata, nella forma particolare a bracci prolungati a botte. In tutti i casi (persino nei disegni dall’antico), gli intradossi sono lisci, candidi, astratti, programmaticamente immateriali: una statica che si limita a citare retoricamente le volte antiche, ma che predilige la leggera struttura scatolare della tradizione veneta. Vengono infine analizzate le calotte sangallesche (rimaste quasi tutte sulla carta) e quelle palladiane (cinque effettivamente costruite). In queste ultime si rileva una differenza tra le calotte per la Terraferma (rastremate, rinfiancate da anuli, incatenate), e le calotte delle due chiese veneziane, che presenterebbero una leggerezza tale da far sospettare che i rilievi disponibili siano da rivedere. In ultimo, si confrontano le calotte a constructio ad triangulum studiate da Sangallo (San Pietro) e da Palladio (Brescia, Dieci libri di Barbaro), che esemplificano la diversa ideologia antiquaria dei due maestri.