Michelangelo e il disegno di architettura

Vicenza, palazzo Barbarano. 17 settembre - 10 dicembre 2006
Firenze, Casa Buonarroti. 15 dicembre 2006 - 19 marzo 2007

testi a cura di Caroline Elam

“… come pittore e scultore era grande, ma come architetto davvero divino, considerato che l’architettura è tutta fondata sul disegno”
(Bernini su Michelangelo)

Michelangelo (1475-1564) insisteva sempre sul fatto che l’architettura non fosse la sua professione, ma la progettazione di edifici divenne la principale attività della sua lunga carriera. Introdusse una vena di invenzione poetica nell’architettura, giungendo a soluzioni non ortodosse soprattutto attraverso il disegno, ma anche attraverso modelli tridimensionali in argilla. I processi creativi riscontrabili nei suoi disegni per sculture o dipinti hanno un parallelo nei suoi disegni d’architettura. Comincia da piccoli schizzi a mano libera (il “primo pensiero”), per passare alla stesura di idee spaziali e compositive in pianta e alzato, fino ad arrivare al disegno formale a penna e lavatura d’inchiostro, elaborato in dettaglio per essere mostrato al committente. Persino tali disegni “finiti” sono il punto di partenza per idee ed elaborazioni ulteriori, in un processo che non vuole chiudersi. Michelangelo comunicava con committenti e artigiani anche tramite modelli in legno; sia a scala ridotta sia al vero, attraverso disegni murali in scala 1:1 di porte e finestre, e con sagome metalliche di cornici e basi, ritagliate in profili a scala reale.

La carta era costosa, e Michelangelo parsimonioso. Disegnava su qualunque superficie, utilizzando lettere, poesie o conti di casa per tracciare le proprie idee. Per disegni ambiziosi usava i più grandi formati (foglio reale) o incollava più fogli insieme. Per disegnare impiegava la stessa penna d’oca e lo stesso inchiostro metallo-gallico con cui era solito stendere la sua affascinante grafia. Ma sfruttò anche i brillanti effetti del lapis rosso e la fine espressività del lapis nero. In età più avanzata si affidò quasi esclusivamente al lapis nero sia per i disegni di figura sia per quelli di architettura, combinandolo con una lavatura d’inchiostro diluita sui fogli dimostrativi.

Per prepararsi al primo incarico architettonico importante, la facciata di San Lorenzo a Firenze, Michelangelo copiò disegni di edifici antichi da un libro di disegni di un amico, concentrandosi su profili significativi piuttosto che su dettagli archeologici. In questa fase il suo linguaggio architettonico era vicino a quello di Bramante e di Raffaello a Roma. Il suo approccio frontale e planimetrico al progetto era legato alla composizione architettonica (a quel tempo chiamato “quadro”, cioè cornice) di monumenti scultorei a grande scala quali le tombe. Man mano che il suo linguaggio diventava più ambizioso e personale, sviluppò un modo di disegnare in cui sovrapponeva un’idea sull’altra. Il processo stesso del disegno generava soluzioni composite, non ortodosse. Evitava quasi sempre la prospettiva, adottando proiezioni rigorosamente ortogonali, come fanno gli architetti oggi: così la profondità può risultare di difficile lettura a meno che non ci sia presente anche una pianta. Già nei progetti per i suoi edifici fiorentini, la Sagrestia Nuova e la Biblioteca Laurenziana a San Lorenzo, troviamo idee che furono riutilizzate nelle sue architetture romane, a palazzo Farnese, al Campidoglio e nella cappella Sforza. Porta Pia è una sommatoria su scala gigante dei disegni a strati sovrapposti per porte e finestre eseguiti prima a Firenze.

“El quale si farà ritrare e disegniare nectamente ch’io non ò potuto per la vecchieza” (Michelangelo, sulla pianta di San Giovanni dei Fiorentini, 1559)

Il ridisegno della basilica di San Pietro e della sua cupola fu l’opera architettonica più importante di Michelangelo, che egli considerò un incarico sacro, quasi una penitenza. Sappiamo che negli ultimi anni della sua vita, all’età di ottantasei anni, si alzava presto e trascorreva tre ore a preparare i disegni per Porta Pia, prima di montare sul mulo e attraversare Roma fino al cantiere di San Pietro. Nei suoi ultimi disegni, in infiniti strati di lapis e lavatura con costanti revisioni, la sua mano tremante tracciò idee architettoniche con la forza e la profondità delle sue ultime riflessioni sul tema della Crocifissione.