Carlo Scarpa nella fotografia
racconti di architetture (1950-2004)

Vicenza, palazzo Barbarano. 24 settembre 2004 - 9 gennaio 2005

Sezione II. I disegni

I fogli di Carlo Scarpa hanno una particolarità unica fra i disegni di architettura del secondo Novecento, che li avvicina ai disegni antichi: non mostrano solamente la soluzione finale, ma registrano tutte le tappe della progressiva messa a fuoco dell'immagine del progetto. Con un processo di stratificazione e di compressione, i segni delle varianti successive si sedimentano sullo stesso foglio, sovrapponendosi come le velature successive in un dipinto a olio.

Scarpa progetta in proiezione ortogonale attraverso pianta, prospetto e sezione, per garantirsi il controllo delle misure. A margine, tuttavia, traccia fulminei schizzi prospettici, come se il suo occhio si staccasse per un attimo dal foglio e operasse una verifica dell'insieme. Questi piccoli e straordinari schizzi sono come una sorta di istantanee, polaroid del viaggio interiore alla ricerca della forma.

Guardate ad esempio la prospettiva sul margine sinistro del foglio 7, che verifica una variante nella disposizione delle statue e la qualità della luce proveniente da sinistra. Oppure le vedute dell'interno e dell'esterno del sacello di Castelvecchio accanto alla planimetria (4), o negli studi per una variante nella copertura della cappella di Brion.

In questo senso è interessante poter guardare i disegni di Carlo Scarpa insieme alle letture dei fotografi: per avere - accanto a  tanti sguardi - anche il suo. E in effetti l' occhio di Scarpa in mostra c'è davvero, tracciato a matita sul margine destro del foglio numero 8.