Palazzo Valmarana

Vicenza
Altro nome
Palazzo Valmarana Braga
Progetto
1565
Costruzione
1566 - 1580
Stato di realizzazione
Esistente
Indirizzo
Corso Fogazzaro, 16, Vicenza
Artisti
  • Palladio, Andrea
Tipologia
  • Abitazioni/Palazzi
La medaglia di fondazione dell’edificio porta incisi la data 1566 e il profilo di Isabella Nogarola Valmarana, ed è quest’ultima a firmare i contratti per la costruzione coi muratori nel dicembre del 1565. Tuttavia non vi è dubbio sul ruolo avuto dal suo defunto marito Giovanni Alvise (morto nel 1558) nella scelta di Palladio come progettista del palazzo di famiglia. Con Girolamo Chiericati, e naturalmente il Trissino, nel 1549 il Valmarana aveva sostenuto pubblicamente il progetto di Palladio per le Logge della Basilica, evidentemente sulla base di una stima nata sei anni prima, quando Giovanni Alvise sovrintese alla realizzazione degli apparati effimeri in onore dell’ingresso a Vicenza del vescovo Ridolfi (1543), ideati da Palladio con la regia del Trissino. E uno spazio palladiano — la cappella Valmarana in Santa Corona — ospiterà le spoglie mortali di Giovanni Alvise e di Isabella, su commissione del figlio Leonardo.
Sul sito poi occupato dal nuovo palazzo cinquecentesco, la famiglia Valmarana deteneva proprietà edilizie sin dalla fine del Quattrocento, che progressivamente furono accorpate sino a costituire l’oggetto della ristrutturazione palladiana. L’irregolarità planimetrica degli ambienti discende senza dubbio dall’andamento sghembo della facciata e dei muri preesistenti. In questo senso appare evidente quanto l’olimpica regolarità della planimetria del palazzo presentato nei Quattro Libri sia frutto della consueta teorica astrazione palladiana, tanto più che l’estensione del palazzo oltre il cortile quadrato non solo non fu mai realizzata, ma a quanto pare neppure ricercata da Leonardo Valmarana, che risulta acquisire immobili confinanti piuttosto che proseguire nella costruzione del palazzo di famiglia.
La facciata di palazzo Valmarana è una delle realizzazioni palladiane più straordinarie e insieme singolari. Per la prima volta in un palazzo, un ordine gigante abbraccia l’intero sviluppo verticale dell’edificio: si tratta evidentemente di una soluzione che prende origine dalle sperimentazioni palladiane sui prospetti di edifici religiosi, come la pressoché contemporanea facciata di San Francesco della Vigna. Come nella chiesa veneziana le navate maggiore e minore si proiettano su uno stesso piano, così sulla facciata di palazzo Valmarana appare evidente la stratificazione di due sistemi: l’ordine gigante delle sei paraste composite sembra sovrapporsi all’ordine minore di paraste corinzie, in modo tanto più evidente ai margini dove la mancanza della parasta finale rivela il sistema sottostante, che sostiene il bassorilievo di un soldato con le insegne Valmarana.
Piuttosto che da astratte costruzioni geometriche, la logica compositiva di queste facciate civili e religiose deriva dalla familiarità di Palladio con le tecniche di disegno, in particolare le rappresentazioni ortogonali con cui visualizza i progetti e restituisce i rilievi degli edifici antichi, e che per altro gli consentono un controllo puntuale dei rapporti fra interno ed esterno dell’edificio.