Villa Poiana

Poiana Maggiore (VI)
Altro nome
Villa Pojana, Miniscalchi-Erizzo, Bettero, Chiarello, IRVV
Progetto
1549
Costruzione
1549 - 1563
Altre date
1615, 1648
Stato di realizzazione
Esistente
Indirizzo
Via Castello, 43, Poiana Maggiore (VI)
Artisti
  • Albanese, Girolamo: pittore
  • Canera, Anselmo: pittore
  • India, Bernardino: pittore
  • Palladio, Andrea: architetto/progettista
  • Ridolfi, Bartolomeo: pittore
  • Zelotti, Battista: pittore
Committenti
  • Poiana, Bonifacio
Tipologia
  • Abitazioni/Ville
Ordini architettonici
  • Dorico
Parti del complesso
  • Barchesse piegate ad angolo retto: parzialmente costruite
  • Brolo: distrutto
  • Corpo dominicale
  • Cortile: non costruito
  • Giardino: distrutto
  • Muro di cinta
  • Peschiera: distrutta
  • Portale di accesso al complesso
La villa è commissionata a Palladio dal vicentino Bonifacio Poiana, di famiglia fedelissima alla Repubblica di San Marco, che possedeva sin dal Medioevo una giurisdizione di tipo feudale sui territori che portano il suo nome. Per altro, nell’area dove sorgerà la villa esisteva già una corte quattrocentesca dominata da una torre, dove campeggia tuttora l’insegna familiare. Palladio probabilmente progetta la villa sul finire degli anni ’40, il cantiere procede a rilento e in ogni caso i lavori sono terminati entro il 1563, quando è compiuta la decorazione interna eseguita per mano dei pittori Bernardino India e Anselmo Canera e dello scultore Bartolomeo Ridolfi.
Sia nei Quattro Libri sia nei disegni autografi palladiani conservati a Londra, la villa viene sempre trattata come parte di un globale progetto di riorganizzazione e regolarizzazione dell’area attorno ad ampi cortili. Di tale progetto tuttavia è stata costruita solamente la lunga barchessa a sinistra della villa, con capitelli dorici ma intercolumni tuscanici. Il complesso è completato nel Seicento, quando i discendenti di Bonifacio adattano l’edificio al loro gusto e alle loro necessità, con l’addizione di un corpo edilizio sulla destra della villa che ne riprende le modanature delle finestre.
Disposta lontana dalla strada, all’interno di una profonda corte, e fiancheggiata da giardini, la villa si innalza su un basamento destinato agli ambienti di servizio. Il piano principale è dominato da una grande sala rettangolare voltata a botte, ai cui lati si distribuiscono simmetricamente le sale minori, coperte con volte sempre diverse. Evidentemente la fonte dell’ispirazione palladiana sono gli ambienti termali antichi, anche per gli alzati: il cornicione, che in facciata disegna una sorta di timpano interrotto deriva dal recinto esterno delle terme di Diocleziano a Roma, così come la serliana, che pure risente di sperimentazioni bramantesche nella configurazione a doppia ghiera con cinque tondi.
Più in generale sembra che Palladio ricerchi la logica per così dire utilitaria dell’architettura termale antica, con un linguaggio straordinariamente sintetizzato nelle forme e astratto, quasi metafisico. Privo di capitelli e trabeazioni, l’ordine è appena accennato nell’articolazione essenziale delle basi dei pilastri. L’assenza di ordini e di parti in pietra lavorata (se non nei portali della loggia) deve avere assicurato una globale economicità nella realizzazione dell’opera, confermata dall’uso del mattone intonacato e del cotto sagomato, sul quale il recente restauro ha trovato traccia di policromie.