Villa Angarano

Bassano del Grappa (VI)
Altro nome
Villa Angarano, Formenti, Molin, Molin Gradenigo, Gradenigo, Pisani Michiel, Michiel, Bianchi Michiel
Progetto
1548
Costruzione
1554 - 1556
Altre date
Villa attuale del 1669 ca.
Stato di realizzazione
Trasformato
Indirizzo
Via Corte S. Eusebio, 41, Bassano del Grappa (VI)
Artisti
  • Cassetti, Giacomo: scultore
  • Margutti, Domenico: architetto/progettista (sistemazione del corpo dominicale e cappella)
  • Marinali, Orazio (scuola): scultore
  • Palladio, Andrea (?): architetto/progettista
Committenti
  • Angarano, Giacomo: prima fase, barchesse
  • Molin Gradenigo, Maria: seconda fase, corpo dominicale
Tipologia
  • Abitazioni/Ville
Ordini architettonici
  • Dorico: barchesse
Parti del complesso
  • Barchesse piegate ad angolo retto
  • Cappella
  • Corpo dominicale
  • Stalle
Della villa che Palladio progettò per il suo grande amico Giacomo Angarano nei dintorni di Bassano del Grappa esiste ben poco: solamente due barchesse che affiancano un corpo padronale dall’aspetto chiaramente seicentesco. La tavola dei Quattro Libri (II, p. 63) ci restituisce la planimetria del complesso nelle intenzioni dell’architetto: due barchesse piegate a “U” che serrano un corpo padronale fortemente sporgente. Dai documenti sappiamo che sul sito preesisteva un edificio abitato da Giacomo: probabilmente fu per questo che si iniziarono i lavori dalle barchesse, lavori che si arrestarono prima di coinvolgere la ristrutturazione dell’antica casa, attuata in seguito, non certo secondo il progetto palladiano.
In realtà non è sicura nemmeno la data di progettazione della villa. Tradizionalmente viene fatta risalire alla fine degli anni ’40, con solide argomentazioni, ma è possibile che sia invece connessa all’improvvisa eredità del fratello Marcantonio che Giacomo ottiene nel 1554, anche considerando che due anni più tardi questi acquisirà importanti cariche pubbliche a Vicenza. Angarano è un appassionato di architettura e stretto amico di Palladio, il quale nel 1570 gli dedica la prima metà dei Quattro Libri. Purtroppo, 18 anni più tardi Giacomo è costretto a restituire alla famiglia di sua nuora, rimasta vedova, l’intera dote, e ciò provoca un collasso finanziario che lo costringe a vendere la villa al patrizio veneziano Giovanni Formenti.