Villa Sarego a Santa Sofia

Santa Sofia, Pedemonte, San Pietro in Cariano (VR)
Progetto
1565
Costruzione
1565 - 1585 ca.
Stato di realizzazione
Trasformato
Indirizzo
Via S. Sofia, 1/2/4/6/8, Santa Sofia, Pedemonte, San Pietro in Cariano (VR)
Artisti
  • Palladio, Andrea
Committenti
  • Sarego, Marc'Antonio
Tipologia
  • Abitazioni/Ville
Ordini architettonici
  • Dorico
  • Ionico
Parti del complesso
  • Barchesse rettilinee
  • Colombara
  • Colonnato
  • Corpo dominicale
  • Cortile
  • Esedra
  • Fontane
Isolata all’estremo occidente della “geografia palladiana” del Veneto e una delle ultime fabbriche di villa progettate da Palladio, villa Serego a Santa Sofia rappresenta per molti versi un episodio eccezionale. A differenza della villa-tipo palladiana, generalmente un organismo fortemente gerarchizzato e dominato dal “pieno” della casa dominicale, Palladio preferisce qui articolare lo spazio attorno al grande “vuoto” del cortile centrale, prendendo probabilmente a modello le proprie ricostruzioni della villa romana antica. Anziché di mattoni e intonaco, le grandi colonne ioniche sono realizzate con blocchi di pietra calcarea appena sbozzati e sovrapposti a creare pile irregolari: il tipo di materiale utilizzato (proveniente dalle cave che i Serego possedevano poco lontano) e la dimensione gigantesca delle colonne contribuiscono a generare una sensazione di potenza mai raggiunta da nessun'altra villa realizzata. 
Il committente è il veronese Marcantonio Serego, che entra in possesso della proprietà di Santa Sofia nel 1552 ma solamente dal 1565 decide di rinnovare radicalmente il complesso edilizio ereditato dal padre. 
Poche e frammentarie sono purtroppo le notizie che riguardano le vicende costruttive del complesso, che venne realizzato solo in piccola parte rispetto alla grande estensione disegnata da Palladio nei Quattro Libri: meno della metà del cortile rettangolare e in particolare la sezione settentrionale. Nel 1740 Francesco Muttoni poté vedere il tracciato dell’intero cortile scandito dalle basi già poste in opera delle colonne che avrebbero dovuto completarlo. È dunque ipotizzabile che con la morte di Marcantonio negli anni ’80 del Cinquecento i lavori siano stati definitivamente interrotti, anche se pare dimostrata la volontà di concludere almeno la parte del complesso riservata agli appartamenti signorili.
Entro la metà dell’Ottocento la villa subì notevoli mutamenti a opera dell’architetto Luigi Trezza: nuovi ambienti abitabili vennero ad aggiungersi lungo il lato occidentale dell’edificio, innestandosi al tratto originale cinquecentesco e in parte manomettendolo, mentre alle testate del cortile lasciate incompiute veniva data un’immagine definitiva facendo girare trabeazione e balaustra.