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38° seminario internazionale di storia dell’architettura
Terme, bagni e cura del corpo tra XV e XVIII secolo
Vicenza, Palladio Museum, 26-27 maggio 2027
a cura di Deborah Howard e Susanna Pasquali

 
Terme, bagni e stazioni termali

La pratica dei bagni a diversa temperatura esiste fin da quando l’umanità ha cominciato a utilizzare le sorgenti termali naturali. Grazie allo sviluppo di acquedotti e sistemi di riscaldamento dell’acqua efficienti, i Romani riuscirono a diffondere questi benefici in tutto l’Impero, sia nelle terme pubbliche che nelle ville private. Nell’Europa della prima età moderna, le rovine di queste strutture ebbero un duplice impatto: da un lato, testimoniavano una cultura del corpo ormai perduta; dall’altro, erano strutture complesse che richiedevano un’attenta osservazione per comprenderne il funzionamento. Le innovazioni apportate nel tempo nei campi della costruzione e dell’idraulica, sostenute dai progressi della medicina, portarono alla creazione di ambienti fisici destinati a diventare luogo di specifici rituali legati al ‘passare le acque’, prima riservati a pochi e in seguito estesi a molti.

In questo contesto, si propone un seminario di studi che muova dall’esame del significato delle rovine delle terme nella formazione e nella pratica degli architetti tra il Quattro e il Settecento. I bagni dell’antica Roma sono quindi analizzati per la loro influenza sugli architetti successivi, come nel caso dei disegni preparatori di Palladio per un libro dedicato alle terme antiche, rimasto inedito e pubblicato infine in Inghilterra da Lord Burlington nel 1730. La ricchezza di rilievi, disegni e stampe di queste tipologie di edifici ha svolto un ruolo ispiratore nella progettazione di grandi complessi con spazi voltati interconnessi, anche se non necessariamente destinati a terme.

Nel frattempo, gli architetti iniziavano a inserire bagni nei palazzi signorili (esempi ben noti sono quelli nel Palazzo Ducale di Urbino, la Stufetta del cardinale Bibbiena nei Palazzi Vaticani o i bagni nei palazzi sulla Strada Nuova di Genova). Progetti di questo tipo, per lo più realizzati tra i secoli XV e XVI, univano l’interesse per l’antico – soprattutto attraverso lo studio di Vitruvio – ai progressi delle conoscenze mediche e alle innovazioni nell’ingegneria idraulica. Nello stesso tempo, le sorgenti naturali, rimaste in uso per tutto il Medio Evo, acquisirono un’importanza crescente, rendendo necessarie strutture nuove e più moderne; la loro frequentazione divenne una pratica sociale diffusa. Nel corso del Settecento, infine, alla luce dei cambiamenti sociali, furono intraprese ulteriori iniziative per costruire stabilimenti termali all’interno delle città, destinati a un pubblico più ampio: la rinascita di un tipo edilizio che, riproposto a distanza di secoli, guardava ancora ai prototipi antichi.

La diffusione di una nuova cultura del corpo nel XIX secolo e, di conseguenza, la nascita di numerosi impianti termali e centri di cura aperti al grande pubblico, esulano da questa indagine.

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